presentazione critica - teresa soardi
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PRESENTAZIONE CRITICA di Giuliano Menato
tratto dalla pubblicazione "Teresa Soardi e l'America Latina" del 2002

 

Se è lecito pensare a una maestra di vita oltre che d'arte per Teresa Soardi, questa è senz'altro Mina Anselmi. All'ascetica, ispirata protagonista della nostra cultura figurativa del Novecento si deve infatti risalire per trovare un precedente in cui la pittura, ispirata da un Cristianesimo nutrito nell'intimo ma praticato al servizio del prossimo, diventa un messaggio d'amore. Tuttavia, alla serafica, francescana spiritualità dell'Anselmi, tesa a distillare l'essenza dell'immagine, stemperando forme e colori in luminose evanescenze, si contrappone la natura nobilmente attiva della Soardi, volta a fissare con salda evidenza i soggetti della rappresentazione artistica. Costruiti con segno vigoroso e sostanziati di materia viva, essi vengono esaltati nella loro netta defmizione per risultare convincenti soprattutto agli umili, cui sono particolarmente rivolti. Determinano con il loro peso specifico un impatto forte nell'osservatore, il quale giunge attraverso lo stimolo delle facoltà visive alla comprensione di verità superiori. Personalità attenta agli eventi quotidiani, la Soardi ha fatto tesoro delle occasioni che le si sono presentate nella difficile strada del volontariato laico da lei abbracciato, e ha creato un'arte che è diretta testimoni~a, non astratta sublimazione del reale. Da quando, nel corso dei lunghi soggiorni nei paesi dell'America Latina, dal Cile al Perù, dall'Ecuador al Nicaragua e al Guatemala, ha toccato con mano le misere condizioni di vita di quelle popolazioni sullo sfondo di spettacolari scenari naturali, ella ha messo al centro della sua pittura persone semplici ma genuine, che pone all'attenzione di chi non è stato catturato dalla sofisticata cultura dell'immagine, asservita oggi ai perversi meccanismi di un sistema dell'arte pago solo di novità e guadagno. Rappresenta un mondo di profondi contrasti ma di intatta bellezza, in cui agisce un'umanità che lotta per la sopravvivenza materiale, ma anela alla pace interiore e alla pacifica convivenza. Lo scenario è ampio e seducente, gli attori sono veri e interpretano la vita. Le storie raccontate con grande forza evocativa e vivace animazione sono un documento umano di indubbia sincerità e una prova artistica di autentica bravura. E' inevitabile che il pensiero corra a Paul Gauguin. Anche la Soardi di fronte a questi esempi si interroga con la consapevolezza della propria condizione di donna moderna, tende alla creazione pittorica di una realtà diversa, dove sia possibile istituire un rapporto non artificioso tra uomo moderno e verità primitiva. Capta le situazioni che le vengono dal mondo esterno, così straordinario perché tanto diverso dal nostro, e le collega al suo patrimonio di immagini intellettuali, fatto di esperienze personali, di cultura visiva e letteraria, antica e moderna, e anche di fantasmi della memoria che affiorano per costituire il nesso nell'insolita rappresentazione. Ma diverso è il suo atteggiamento di fondo rispetto a Gauguin. Uomo civilizzato, deluso dal mondo che lo ha reso infelice, questi è fiducioso in una possibile rigenerazione totale; perciò si mischia alla gente, partecipa ai loro riti animistici per capire il senso profondo del loro essere primitivi, alla scoperta di un "paradiso polinesiano" in cui sfogare la sua paganeggiante sensualità. l1erotismo e la passione, l'allucinazione e il mistero, il tormento e l'estasi non pervadono i racconti di verità oggettiva della Soardi, la quale pensa sì a una rigenerazione dell'umanità, ma in nome dell'amore cristiano. E' una testimonianza, la sua, che l'arte innalza con le sue forme suadenti, senza ambigui psicologismi, animata da una comunanza di intenti e da una coralità di azione. Nessuna complicazione di ordine psicologico, nessun cerebralismo o estetismo, occultismo o simbolismo, nessun arabesco astrattizzante sul piano formale, bensì rappresentazione di immediata presa e di facile comunicabilità. Il peso delle presenze figurali e la fisicità del paesaggio - impressionante anche per le sue superbe asprezze -, in cui il mezzo cromatico ha un ruolo importante per l'energia evocatrice, costituiscono la chiave del contenuto anche ideologico. Estranea agli sconfinamenti nei territori del sogno e dell'utopia, la Soardi rappresenta la realtà lasciando che le cose parlino da sole, con la carica espressiva che naturalmente hanno. Voglio concludere riportando un pensiero del compianto Salvatore Maugeri, di immutata verità. "In un tempo come il nostro, contrassegnato da continue oscillazioni di gusto e dall'infatuazione per quanto attiene più alla spregiudicatezza del dire che non alla necessità di cercare una dimensione personale alle ragioni del proprio dire, l'incontro con una pittrice come Teresa Soardi che sceglie una via diretta ed esplicita del dialogo artistico appare quantomeno insolito. Tanto più se riferito a chi non si è chiuso, nello stesso modo in cui ha fatto appunto la Soardi, nello spazio angusto della provincia, ma ha cercato confronti e verifiche extra nazionali, tra civiltà e culture diverse dalle europee, come quelle di Chavin, uno dei centri preistorici del Perù o dei Maya di TIkal in Guatemala". Il nostro è un sincero omaggio a un'artista vicentina di non comune talento e sensibilità.

Giuliano Menato

 

 

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