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gino prandina - l'attesa |
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La vicenda di Gino Prandina, pittore, è abbastanza remota e complessa: inizialmente tentato da tendenze secessioniste e simboliste, non disdegnando nemmeno l'assemblaggio e le lusinghe dell' art decò, rielabora lentamente le molte suggestioni iconiche dell'espressionismo e dell'orientalismo per approdare, nei primi anni Novanta, a fitoantropomorfismi graficamente elaborati, a volte ossessivi, con qualche reminescenza cubo-surrealista ancor memore di esiti della pittura europea anni Trenta. Difficile la decantazione del simbolo che, per ragioni culturali ed etiche, lo trattiene fino alla metà di questo decennio: quindi, lentamente, la scrittura si scioglie, il paradigma si allenta, il colore si fa introspezione psichica, diversi orizzonti e diverse tendenze si insinuano a dilatare la forma sino a farla sfumare in evanescenti apparenze che cedono al puro cromatismo il compito di far emergere in superficie scritture segrete, arcani contenuti, geroglifici memori della americana "scuola del Pacifico" e delle inquietudinigorghi oscuri fanno emergere in superficie un vissuto che inaspettatamente racconta di sofferenze ancestrali, calate nel profondo dell'umanità e della storia, di cadute e salvezze, che sono quelle della crisi dell'arte europea di metà secolo, dalla lacerazione esistenziale alla speranza, dall'annientamento formale nel tachisme alla ricostituzione di una intelligibile scrittura affidata alle potenzialità comunicative ed emozionali del gesto cromatico e dell'organismo pittorico in un intrico grafico, a volte ermetico, che insieme trattiene e rivela, nei reticoli guizzanti, una verità interna pronta a convertire in assoluti ideogrammi i limiti dell'irrazionale e del razionale, dell'essenza universale e del contingente: formulati per essere portatori di un messaggio di forza espressiva e di profonda spiritualità.
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L'essere e l'universo rivelano e raccontano di sé attraverso il loro incontro con lo spirito umano: al di fuori di questa relazione essi rimangono come muti, opachi, senza senso. Lo spirito umano è sempre aperto, prima con l'affetto e !'intuizione, indi con la limpidezza penetrante dell'intelligenza, ad accogliere e portare in luce, cor-rispondendovi, ciò che è Lo spirito umano viene ad essere se stesso in questa sua estasi, e la realtà tutta avviene per questa sinergia di essere e spirito. Queste opere artistiche di Gino. Prandina sono attestazione di questo farsi, di questo venire in luce della verità e del senso. L'augenblick dell'artista (cioè il colpo d'occhio istantaneo e la visione immediata, il balenare luccicante dell'idea e della forma che, mai compiutamente disponibile a una qual descrizione, pur si consegna allo spirito) ferma il tempo del fluire, cosicchè questo gli si rivela, per un attimo e con una espressività indicibile al concetto, in una profondità imprevista e in una luce insospettata. Una tale esperienza, per se stessa incatturabile e impermanente, rivive nel gesto, nel segno e nel colore, perché questi, pur cristallizzati trasfondono il senso vivo di ciò che li ha suscitati, e cioè !'incontro dischiudente tra l'essere e lo spirito. Il gesto, nella sua sorprendente subitaneità, il segno nel suo fissarne e liberarne la fugacità, il colore nel riverberarne ed esaltarne le modulazioni e le temperature, manifestano sul fragile materiale i moti spirituali: il tocco armonico e quieto, la forza veemente, il cerchio conchiudente e gli orizzonti infiniti. Tali gestualità umane discoprono la vitalità dello spirito e della libertà che animano la realtà e la vivificano: lo spirito umano mette in luce lo spirituale del reale, ovvero il mistero della sua origine e del suo essere, che è vita, la quale si offre e si impone alla libera apertura dello spirito di colui che lo aiuta a dischiudersi. Il visitatore è condotto da queste opere a compiere lui pure un'esperienza "spirituale" (o "aperturale"), scoprendo con stupore che tutto ciò che innanzi tutto e per lo più gli sembra ovvio e quotidiano, racchiude un plus, che indica e invita ad accogliere, interrogando si e indagando, la realtà come mistero della vita, superando l'atteggiamento del puro "disincanto del mondo" . Tale mistero si fa visibilmente vicino per l'alleanza fra l'uomo e le cose, tra lo spirito e l'essere: l'opera d'arte è invito ad entrare in questo evento dove l'uomo e l'essere, nella loro asimmetrica reciprocità, scoprono e comprendono qualcosa di più dell'origine e della profondità di se stessi. Adveniente aletheia, semper indaganda.
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Ciò che colpisce nella pittura di Gino Prandina sono le ideazioni compositive, create con un segno che ondeggia istintivamente, ma soprattutto le sfumature dei toni coloristici, i toni talvolta sommessi, talora altissimi, quasi una musica orchestrata sinfonicamente con sussulti improvvisi e carezzevoli melodie. Una musicalitàche, attraverso una certa modulazione espressivo-formale, è capace di sfruttare tutte le qualità luminose del colore. L'ispirazione e gli elementi che compongono il suo particolare linguaggio, attraverso i segni, i cromatismi, le forme, le armonie delle costruzioni d'insieme, i rapporti figuraspazio scoprono il palpitare di un pathos esistenziale, che coglie nella realtà la sublimazione trascendentale e la rende infine poesia. Una pittura, quindi, che rivela la profonda sensibilità d'animo dell'artista, una pittura suggestiva e delicatissima in cui il colore, in questo caso il blu, gioèa un ruolo primario, esercita un fascino rilevante per le intime, segrete sollecitizioni e per le libere evocazioni di un mondo quasi magico e sognato. Egli stesso lo definisce "il colore del pensiero e del sogno". Un mondo coinvolgente anche se enigmatico, è narrato con immediatezza espressiva, con una tecnica rarefatta ed essenziale. L'istintività del disegno si fonde con la forza e la raffinatezza dei toni coloristici che scaturiscono da una attenta ricerca dei valori cromatici, accostati delicatamente attraverso passaggi im percettibili e precisi, ma senza stacchi mprovvisi, piuttosto indefiniti e sfumati colori armonici e ricchi di attributi a conferire un particolare slancio creativo che mira a suscitare il senso del bello e della forma. Giochi di motivi ritmici molto lievi, diffusi nelle tonalità di colore e nei segni diluiti fino all'evanescenza, a fermare quel momento in cui la melodia si fa con trocanto leggero all'incedere poetico che vibra ancora grazie alle intuizioni ed alla fantasia. Ciò e non altro appare come la forma spirituale dell'arte, il concretizzarsi in immagine della psiche, delle emozioni ed insieme dell'anima.
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