|
gino prandina - l'ora blu |
|||
|
| ![]() |
| |
Ciò che colpisce nella pittura di Prandina sono le ideazioni compositive, create da un segno che ondeggia istintivamente, ma soprattutto le sfumature dei toni coloristici. i timbri talvolta sommessi talora altissimi. Quasi una musica orchestrata sinfonicamente con sussulti improvvisi e carezzevoli melodie. Una musicalità che, attraverso una certa modulazione espressivo-formale, è capace di sfruttare tutte le qualità luminose del colore. L'ispirazione e gli elementi che compongono il suo particolare linguaggio, attraverso i segni. i cromatismi. le forme, le armonie delle costruzioni d'insieme, i rapporti figura-spazio scoprono il palpitare di un pathos esistenziale, che coglie nella realtà la sublimazione trascendentale e la rende alfine poesia. Una pittura, quindi. che rivela la profonda sensibilità d'animo dell'artista, una pittura suggestiva e delicatissima in cui il colore, in questo caso il blu, gioca un ruolo primario, esercita un fascino rilevante per le intime, segrete sollecitazioni e per le libere evocazioni di un mondo quasi magico e sgnato. Egli stesso lo definisce "il colore del pensiero e del sogno". Un mondo coinvolgente anche se enigmatico, espresso con immediatezza espressiva, con una tecnica rarefatta ed essenziale in cui l'istintività del disegno si fonde con la forza e la raffinatezza dei toni coloristici che deriva da una attenta ricerca dei valori cromatici, accostati delicatamente attraverso passaggi percettibili con una certa precisione, ma senza stacchi improvvisi. piuttosto indefiniti e sfumati. Colori armonici e ricchi di attributi a conferire un particolare slancio creativo che mira a suscitare il senso del bello e della forma. Giochi di motivi ritmici molto lievi. diffusi nelle tonalità di colore e nei segni diluiti fino all'evanescenza, a fermare quel momento in cui la melodia si fa controcanto leggero all'incedere poetico che vibra ancora grazie alle intuizioni ed alla fantasia. Ciò e non altro appare come la forma spirituale dell'arte, il concretizzarsi in immagine della psiche, delle emozioni ed insieme dell'anima. Nel testo Dello spirituale dell'arte, KandinsRij affermava: "...iI colore è un mezzo che consente di esercitare un influsso diretto sull'anima. II colore è il tasto, l'occhio il martelletto, l'anima è il piqnoforte delle molte corde. L'artista è la mano che, toccando questo o quel tasto, mette opportunamente in vibrazione l'anima umana". |
|
L'essere e l'universo rivelano e raccontano di sé attraverso il loro incontro con lo spirito umano: al di fuori di questa relazione essi rimangono come muti, opachi, senza senso. Lo spirito umano è sempre aperto, prima con l'affetto e l'intuizione, indi con la limpidezza penetrante delI'intelligenza, ad accogliere e portare in luce, corrispondendovi, ciò che è. Lo spirito umano viene ad essere se stesso in questa sua estasi, e la realtà tutta avviene per questa sinergia di essere e spirito. Queste opere artistiche di Gino Prandina sono attestazione di questo farsi, di questo venire in luce della verità e del senso. In esse è come se l'augenblica dell'artista (cioè il colpo d'occhio istantaneo e la visione immediata, il balenare luccicante dell'idea e della forma che, mai compiutamente disponibile a una qual descrizione, pur si consegna allo spirito) fermasse il tempo del fluire, cosicchè questo gli si rivela, per un attimo e con una espressività indicibile al concetto, in una profondità imprevista e in una luce insospettata. Una tale esperienza, per se stessa incatturabile e impermanente, rivive nel gesto, nel segno e nel colore perché questi. pur cristallizzati trasfondono il senso vivo di ciò che li ha suscitati, e cioè l'incontro dischi udente tra l'essere e lo spirito. II gesto, nella sua sorprendente subitaneità, il segno nel suo fissarne e liberarne la fugacità, il colore nel riverberarne ed esaltarne le modulazioni e le temperature, manifestano sul fragile materiale i moti spirituali: il tocco armonico e quieto, la forza veemente, il cerchio conchiudente e gli orizzonti infiniti. Tali gestualità umane discoprono la vitalità dello spirito e della libertà che animano la realtà e la vivificano: lo spirito umano mette in luce lo spirituale del reale, ovvero il mistero della sua origine e del suo essere, che è vita, la quale si offre e si impone alla libera apertura dello spirito di colui che lo aiuta a dischiudersi. II visitatore è condotto da queste opere a compiere lui pure un'esperienza "spirituale" (o "aperturale"), scoprendo con stupore che tutto ciò che innanzitutto e per lo più gli sembra ovvio e quotidiano, racchiude un plus, che indica e invita ad accogliere, interrogandosi e indagando, la realtà come mistero della vita, superando l'atteggiamento del puro "disincanto del mondo". Tale mistero si fa visibilmente vicino per l'alleanza fra l'uomo e le cose, tra lo spirito e l'essere: l'opera d'arte è invito ad entrare in questo evento dove l'uomo e l'essere, nella loro asimmetrica reciprocità, scoprono e comprendono qualcosa di più dell'origine e della profondità di se stessi. |
|
Sono passati sei anni dalle prime tavole su carta e cartone dipinte in velocità all'aria aperta, quasi per necessità interiore. Fino ad allora avevo lavorato sempre in studio, preferibilmente con l'olio o al massimo con acrilici. pensando e progettando con cura la composizione, le cromìe, le proporzioni. E poi. improvvisamente, via d'istinto, lasciando scaturire ciò che "dal di dentro" sembrava voler guidare il pennello sulla carta. La carta è un supporto semplice; è diversa dalla tela. Proprio la sua fragilità, quasi inconsistente mi aveva condotto a considerarla materiale "di serie B", non nobile o durevole. Ma adesso l'esigenza è diversa: il pensiero e l'operare hanno bisogno di supporti semplici. poco ingombranti. D'altra parte questi disegni rappresentano fogli sparsi di un "diario di viaggio", C'è chi scrive sulla carta, sia per fissare gli istanti fuggevoli di vita, sia per esercitarsi in una qual "scrittura automatica" dalla quale lasciar trasparire una verità più "vera" perché più intima e sorgiva... . Sono apparsi via via centinaia di "istanti di vita", pensieri, mrglio emozioni, raccolte sulla carta. Mi aveva colpito allora una frase di Bachelard: "Il brulicare della natura che è' "ora blu", in cui le presenze della notte sono sul punto di ritirarsi e quelle del mattino di entrare in scena." Era proprio quello che cercavo. E così ho preferito i colori del pensiero e del sogno, il blu e tutte le brume del mattino, le nebbie del tramonto invernale, le ombre lunghe del tempo che rallenta. Penso che in quegli "istanti disparenti", la razionalità riesca con maggiore fatica ad imbrigliare una verità "altra" che scaturisce. Verità che si fa di volta in volta canto, sento, scrittura recondita di un linguaggio in cifre; mi sono sempre piaciuti l'ideogramma e la pittura cinese! Penso che il segrreto sia quello di agire con immediatezza, il massimo dell'immediatezza, quasi a sfuggire dalle operazioni di filtraggio del cervello. Ho bisogno di quei momenti per capire. Prima ancora della preoccupazione di presentare un prodotto. Vedo anch'io resti di fondali infiniti, resti diurni o irreali, scritture e gesti. Sostanzialmente mi pare di dover dichiarare (non so se per onestà o che cos'altro) che questi disegni che per la prima volta espongo, e proprio nel meraviglioso panorama veneziano, sono frutto di un operare immediato, svelto... senza premeditazione di forme o gesti, frutto o esigenza di uno stato di concentrazione profonda. Auguro a chi li potrà considerare, o acquisire, di collocarsi nel "fondo del mare" in quegli orizzonti inesplorati, e poi di seguire le tracce, come quando io da bambino giocavo con il dito a seguire le rughe dei legni secolari. |
|
|
||||
|
||||