gino prandina - immagini e simboli
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Simboli sono significati profondi che nutrono lo mente. Al tocco del simbolo lo sguardo banale, opaco si accende, si illumina, si slancia oltre il confine delle parole, oltre lo schermo delle abitudini: tu fai l'esperienza dello sguardo illuminato, e diventi scopritore, costruttore di significati. Una goccia di rugiada, un raggio di luce, il sorriso di un volto possono spalancare le porte della percezione (Huxley) ed espandere la coscienza verso quelle esperienze di pienezza che lo psicologo americano A. Maslow chiama peack experiences. L'arte poetica di Tagore aiuta a capire il cammino della mente all'intelligenza dei simboli: "Viaggiai per vasti mari e alti monti, e non mi accorsi della goccia di rugiada sulla spiga di grano, accanto a casa mia." Viaggiai... il vero viaggio è interiore: dietro le pupille dello sguardo illuminato vedo in modo nuovo, con insolito stupore, l'infinita Gratuità. Simbolo è scrigno di significati importanti che parlano all'io profondo. Posso svegliarmi al mattino in modo banale, scolorito, ma posso anche evocare nel nascere del giorno l'emozione di ogni nascere;

posso celebrare lo gratuità della vita e respirare lo grazia di essere vivo; posso esercitarmi a vedere, sentire, gustare, toccare come fosse la prima volta. Ogni mattina il tocco della Luce (DIO mi rinnova il dono della vita. Con l'aiuto del simbolo dò volto alle cose, le lascio parlare, mi apro alla gratuità, che è sorgente di pace. Posso rimanere a lungo a guardare il mare senza risonanze, senza emozione... ma se l'immagine diventa simbolo il mio essere viene mobilitato... mi calo nell'acqua, mi concedo all'onda, evoco la nostalgia di un abbraccio materno che mi avvolge nella sua sicurezza. I simboli educano all'occhio penetrante (quel terzo occhio della spiritualità orientale) a percepire lo stupore della realtà invisibile agli occhi fisici. In principio è lo stupore: lo stupore è fonte di conoscenza. La ginnastica del pensiero simbolico popola di senso anche le umili cose, gli umili gesti di sempre, e riscatta lo grigia quotidianità. Si può stabilire un ponte tra la cultura vedica e il nostro orizzonte culturale: che cosa dà significato alla voglia di vivere? E attuale il messaggio del simbolo, vissuto e celebrato nei riti laici della vita. In sintesi, i simboli sono lo base della comunicazione, di un linguaggio universale. S.Freud pensava all'inconscio come a un deposito di istinti oscuri e irrazionali, ma il discepolo K.Yung rifiutò, affermando che nella psiche si nasconde un ricco capitale di immagini attraverso le quali l'uomo si comprende. Noi riteniamo che i simboli siano significati che parlano alla mente illuminata. Le esperienze più impegnative e importanti si esprimono per mezzo di simboli. Essi sono lo sorgente di conoscenza intuitiva e immediata che dà qualità alla vita; essi esprimono il linguaggio alto della mente, sono la lingua comune delle culture. Per mezzo dei simboli l'uomo diventa scopritore e portatore di senso. L'uomo si capisce attraverso i simboli che non si possono definire, imprigionare in gabbie di parole ma si aprono su un'oceano di pensiero: "l'uomo è profondo come Oceano" (Agostino di Ippona). Come apprendere la lingua, vocabolario dei simboli per comunicare bene con sè, con gli altri e con il mondo? L'arte pittorica di Gino Prandina educa a valorizzare il linguaggio dei simboli nelle semplici esperienze: la musica dei colori, le ombre degli oggetti, il fluire delle nubi, la fragilità delle foglie, la profondità infinita del cielo, il vorticoso avvicendarsi degli eventi. Sequenze di occhi spalancati, improvvise illuminazioni su universi sconosciuti danno l'ebbrezza di essere come bambini che giocano sulla spiaggia dei mondi.

Gabriele Gastaldello


   
 
 

"Oggi sto comprendendo una cosa di cui il XIX secolo non poteva avere nemmeno un pre­sentimento, ovvero che il simbolo, il mito, l'immagine appartengono alla sostanza della vita spirituale, che è possibile mascherarli, mutilarli, degradarli, ma che non li si estirperà mai.... Le immagini, i simboli, i miti, non sono creazioni irresponsabili della psiche; essi rispondono ad una necessità e adempiono ad una funzione importante: mettere a nudo le modalità più segrete dell'essere. C'è una parte a-storica che ogni essere umano porta come una medaglia: è l'impronta del ricordo di un'esistenza più ricca, più completa, quasi beatifica".

Mircea Eliade

 
 
   
   
Avevo già visto una di queste opere in occasione di una visita alla mostra di Firenze: una cornice blu con un'ala d'oro: poi quando l'ho rivista mi sono ricordato di quella prima impressione: una bella opera, un lavoro concettuale che apre la ricerca mediante la perdita della superficie, la voluta fuga dalla narrazione. Dopo una pausa di riflessione questi nuovi quadri rappresentano una evoluzione del pensiero, che in ogni caso apre a sua volta ad un ulteriore approfondimento. Il periodo dei fondi blu o quello dalle campiture piatte e dei simboli avranno senz'altro un'evoluzione: rimetteranno in discussione i valori plastici per riassumerli poi in maniera nuova. Mi piacciono quelle forme a spirale, insieme agli accosta menti di rosa e blu molto tonali: alludono a spazi onirici, spazi del pensiero. Interessante la concezione formale e strutturale: simmetrica e regolare in alcuni quadri, libera e inclinata in altri. La sensazione prodotta è, sulle prime, una specie di sconcerto, anche perchè la nostra cultura occidentale non è più allenata a decifrare i simboli che indicano sintesi, essenza. Ma in un secondo tempo si prova un senso di liberazione, quella liberazione che molti artisti desiderano raggiungere. La sintesi, frutto dell'analisi, suscita questa liberazione, ma non è facile da conquistare. C'è un senso di liberazione, uno stato contemplativo: considerare l'oggetto "alto", riattribuendogli la giustizia che esso merita. E qualsiasi oggetto per quanto piccolo, infinitesimale ha diritto a tale apologia. L'arte invoca questa libertà, quella che non dipende dal mercato o immediatamente dai giudizi dello spettatore. Qui si tratta di fare arte in maniera impegnativa, non pienamente attingibile, forse difficilmente abbordabile ai più. Richiede uno sforzo di comprensione superiore ad altre opere magari più ricche di cromatismi. Viene esercitata una eccitazione della fantasia e l'esercizio del pensiero." Simbolo è mediazione. Si tratta dunque di lavori nuovi, diversi dalle precedenti estrinsecazioni dell'espressione di personaggi rappresentati. Qui l'oggettività è frutto di elaborazione mentale, ricollegamento oggettivo di tipo citazionista. E rappresentazione degli oggetti ai quali vengono attribuiti significati diversi, evocazioni; è suggerimento di un "oltre" che si nasconde negli oggetti apparentemente banali. Questo modo di fare arte si pone dentro la ricerca. L'arte trova senso, nella ricerca, anche se sarebbe presunzione considerare questi lavori un punto di arrivo. E l'ouverture ben presentata, pulita nell'essenza, di un percorso solo intrapreso. E questo percorso è fatto di continue sfide che si giocano nella solitudine con sè stessi, chiusi nello studio nella condizione creativa più bella e quotidiana. E una ricerca di essenzialità: nel minimo indispensabile di campiture di colore ricercare il massimo dell'effetto. Il risultato, raffinato, rinvia ad infiniti interrogativi.

Dario Xausa - pittore

 
   
   
Con questo intervento non intendo tonto soffermarmi sui significati particolari che ciascuno delle opere di Gino Prandina potrebbe evocare, quanto riferirmi all'evento artistico che esse mediano. Questo mostro costituisce un'offerto di significato per lo riflessione o non piuttosto apertura o domande e ricerche fondamentali? A mio avviso qui non si tratto tanto dell'offerta di formule, di verità o imperativi, quanto dell'invito ad entrare in un orizzonte di significato che viene aperto. In questo senso generale un evento di ricerca. Esse invitano all'evento originario, primordiale in quanto ovviano a cogliere ciò che è il cuore dello realtà e che dischiude il significato dell'universo cosmico, storico, trascendente. In tutto ciò diventano un appello all'uomo o riconoscere il proprio destino e lo proprio dignità: si può perciò dire che questi lavori hanno un'autentica valenza metafisica ed etica. Considerando poi la portata comunicativa e conoscitiva delle opere è da chiedersi fino o che punto esse possono realizzare autentica comunicazione. Da un lato è evidente che esse contengono, benchè nascosta, una concettualità che domanda di essere resa esplicita e condivisa, pena lo sviamento della comunicazione. Dall'altro pongono lo questione se si dia una concettualità universale che quindi l'opera dovrebbe evocare o risvegliare, oppure se questa concettualità vada conquistata attraverso un cammino percorso Insieme. In quest'ultimo senso ritengo questo un evento artistico, apertura e produzione dell'artista. E l'artista lo narra in termini formali facendolo diventare evento transsoggetivo e dunque comunicabile. Questa comunicazione transsoggettiva che conduce all'apertura dell'orizzonte di senso diventa appello alla libertà: lo presume e lo suscita. Nel contempo queste opere sono un invito a trascendere lo sfera dell'immediatezza e delle apparenze sensibili per cogliere il mistero che avvolge tutta la realtà, cosmica, antropologica e trascendente. Questo mistero non impoverisce le realtà sensibili (ci vuole infatti sempre una mano che opera e delle mediazioni materiali) ma mostra come tutte le realtà, sensibili o diverse dalla sensibilità sono chiamate o trovare il loro ridimensionamento (non sono il tutto!) e lo loro dimensione (nel tutto trovano il loro significato). Così questa impresa afferma nel suo porsi lo possibilità per l'uomo di attingere il mistero che lo avvolge e lo costituisce. Contemporaneamente divento ricerca coraggiosa in quanto scommette sulle capacità dell'uomo d'oggi: l'uomo immerso nell'universo tecnico e dominatore della realtà sarà capace di "accogliere" più che di "cogliere"?

Roberto Tommasi
   

 

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