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Natura morta e paesaggio sono i generi in cui Martini eccelle, per la sua possibilità che ha di cogliere liberamente aspetti aderenti alla sua particolare vena lirica. Egli capisce che il paesaggio è vita, anzi, vita dinamica e articolata più di quanto si creda; e così nei quadri recenti riesce a visualizzare in modo convincente, il movimento che anima la natura nel vario suo manifestarsi. La trama lineare entro cui si trovano sviluppo le suggestioni naturali, si sostanzia di una densa materia colorata, che, qua e là si accende d’improvvisi bagliori luminosi, riverberanti poi con buon effetto nelle varie parti della superficie dipinta.

Giulio Menato
Vicenza, novembre 1971

 

Danilo Martini è un paesista che esalta il significato ideale delle forme nell’ambiente con entusiasmo d’un romantico innamorato della natura. Si deve pertanto annoverare l’artista dui Creazzo fra i componenti più singolari della famiglia del neofiguratismo, che nel suo caso specifico si caratterizza nel segno, nei bagliori luminosi e nelle volute deformazioni psicologiche della natura. Il suo paesaggio è proiezione dello spirito, come una specie di cassa di risonanza di emozioni, fra incubi e malinconici scenari che gli ispirano distorti e suggestivi aspetti dellas natura. Ma è pur sempre una realtà, colma di espressioni liriche, eccentriche e soggettive, quasi astratte e rese favolose. Martini sembra uscire dalle più recondite pieghe emotive dell’anima e tracciare sulla tela paesi come fantasmi nella luce della luna. Siamo senz’altro al limite fra l’effusione sentimentale e l’ebbrezza di luci e ombre, nella ricerca di un mondo proprio, nello stile pieno di sensibilità coloristica e naturalistica sensualità.

Elio Marciano
Brescia, febbraio 1973

 

Un linguaggio chiaro, quindi, pur nella sua formulazione neofigurativa, che risponde ad una esigenza intima dell’artista, a quella sua necessità di dire la sua parola, di esprimere i suoi concetti, di esporre i suoi problemi attraverso interpretazioni soggettive del rappresentato.
L’ordito e la trama delle sue colorazioni, accentuano la loro concretezza per le accensioni di luci, per i segni grafici precisi o concisi che conferiscono alle tele, qualunque sia il soggetto, una particolare dinamica, inquieta ed irrequieta, specchio di una personalità artistica di un uomo che sa vivere un particolare interessante periodo della storia dell’arte, e di questo vuol essere (perché può essere) uno di fuori del coro, uno di prima fila.

Fortunato Misuri
“La Zattera” Viereggio, dicembre 1973

 

 Per anni i paesaggi di Danilo Martini hanno per tema la casa: casolari affondati nel verde morbido e cangiante, spiranti serenità di intimi affetti, caratterizzati da un nucleo compositivo che parla di nido, culla e rifugio. I colori sono puliti e vibranti di bei timbri intensi, con alternanze e riverberi di viola, rosso, blu e verde, in tonalità basse di effetto notturno, ove intorno al centro luminoso, caldo, palpita un alone di ombre con tenerezze di passaggi e sfumature. Man mano per l'incalzare di un bisogno di esplorarsi in profondità, la dolcezza idillica e la serenità contemplativa si vanno irrobustendo di sviluppi dinamici e di toni drammatici. Martini traduce le sollecitazioni del vero in valori strutturali e tensioni dinamiche senza che ne vada perduto del fervore vitale. TI tema della casa viene coinvolto in un flusso fantastico di trame e nodi che si vanno determinando in cerchi e spirali espansi in direzioni opposte. In questo processo di sintesi e di accentuazione il passaggio alla forma astratta era una conseguenza logica e necessaria. I suoi attuali quadri astratti conservano la sostanza di spiriti antichi, entro un contesto di moderne inquietudini esistenziali. Reminiscenze della realtà familiare sono incorporate in strutture geometriche con caratteristiche della segnaletica e della grafica pubblicitaria, che attirano l'attenzione con evidenza aggressiva. Permane !'idea di nucleo e di vitalità segreta, ma come costretti entro rigidi limiti, con un senso di allarme.
Costante rimane la serietà e la convinzione del suo lavoro d'artista, che non è mai maniera o esercizio stilistico, ma espressione sincera di forti emozioni e di una personale concezione della vita. Oggi Martini si presenta con la chiarezza di un linguaggio autonomo e attuale, fatto di partiture spaziali e di succose tonalità della sua sempre vivida e armoniosa tavolozza, per proporci non semplicemente gradevoli evasioni, ma immagini significative che possono farci riflettere.

Piero Franceschetti
Vi.cenza., ottobre 1974


 Come altri giovani pittori vicentini, anche Danilo Martini ha iniziato la sua formazione artistica seguendo gli insegnamenti che gli venivano dall'applicazione di tal une suggestioni dell'espressionismo italiano. Per tutto l'arco degli anni che vanno dal 1961-'70, Danilo Martini ha cercato eli imprimere, nelle riproposte di aspetti significanti del paesaggio veneto, il fremito delle sue emozioni, con esiti a volte personali. L'inizio della sua maturità artistica però avviene nei primi anni del 1970, allorquando il suo impegno comincia ad andare oltre il limite del semplice racconto condotto in chiave emotiva. «Forme e luci», del 1971 e, dell'anno successivo, «Sequenze rltmate», dipinti entrambi presenti in questa personale, rivelano ampiamente che l'impegno di Danilo Martini è rivolto nel cercare una stmttura compositiva dentro cui far aderire forme e luci. E' pur vero che sia le prime come le seconde sono ancora desunte dal mondo naturale, ma è altrettanto vero che ora esse appaiono parti integranti di un pensiero che le ordina. Dal 1973 a oggi il pittore vicentino è andato sviluppando questo proposito di cercare spazi colorati entro i quali inserire sequenze e ritmi, cadenzati dalle forme e dai colori. Ciò determina, a volte, la necessità di ricorrere a talune chiusure geometriche, all'interno delle quali però continua ad articolarsi un sommesso e indistinto fremito vitale. Ne derivano dipinti (e qui mi pare doveroso citare i più felici che a me sembrano essere «Condizione umana» e «Libertà condizionata») equilibrati, dove emerge l'impegno del pittore nell'affidare al colore e alle forme il compito, di estrinsecare i suoi poteri di suggestione magica, oltre che nel suggerire una lettura interpretativa che riapra il discorso sulle emozioni e sui turbamenti del subcosciente, ma in chiave essenzialmente lirica, quella cioè che resta la nota distintiva della personalità pittorica di Danilo Martini.

Salvatore Maugeri
Arzignano, novembre 1973

 Martini non si è mai abbandonato al gusto del casuale per ottenere effetti immediati ovviamente epidern1ici, ma ha lavorato in profondità raccogliendo gli stimoli del vero per fini espressivi. Per questo programma di idee, Martini professa una sua pittura che coglie le qualità recondite della natura; un lembo di pianura che si dilata e si apre poi, mano a mano che l'interesse del pittore si essenzializza, diventa vieppiù pigmento, viene ripreso, stmtturato, sezionato e riproposto in aree geometriche ben delimitate; fino a che anche questi contorni si rompono e si perviene al fulcro dove l'ambientazione non è più atmosferica ma aerea, incorporea, vicina alle sensazioni tattili avvertibili nel subconscio.

S. Bencivenga
Firenze, ottobre 1977

 

 Le sue composizioni e scomposizioni di giuochi incidono sensibilmente sull'indirizzo della fantasia, su un certo ricupero di moduli visionari, sia in termini cromatici e non informi mescolanze di colori, ma colori che sanno di cielo, di mare o di dolcezza, non stesure informi, ma forme che stanno ai margini della realtà visibile, dove l'Artista usa con disinvoltura inventiva con sensibilità cromatica questo suo composito linguaggio. L'operatore aItistico di Danilo Martini include una propria componente tecnica astratta-concreta e la sua tecnica diventa l'oggetto dominante della iconografia artistica; è l'arte stessa che diventa oggetto di se stessa, ed ha relazioni quasi esclusive con la psicologia della percezione, inoltre è così poeticà che si configura come ricerca di forme visive atte a portare in evidenza un'adeguata ricchezza e varietà di soluzioni. Le suo opere, distaccate in calibratissimi equilibri ed emozioni coloristiche, hanno senza dubbio il pregio di un'eleganza sottile e percettiva insieme.

Nella Mariani
Brescia, maggio 1982

 

 La natura, nel grande caleidoscopio della pittura, si frammenta in mille forme, in mille colori riflessi, in un giuoco di chiaro scuri, di tinte e sfumature. Immaginiamo ora il pittore Danilo Martini alle prese con questo giocattolo che incanta i bambini e li fanno sognare, il paesaggio si trasforma, si frantuma con una fantasia che ha dell'irreale, poi con pazienza l'artista incomincia a costruire con pennellate sicure questo mondo, interpretandolo in maniera personale, incantato, quasi stregato da tutto ciò che lo circonda. Gli orizzonti sono senza limiti e le linee, sottolineate da timbri forti ed accesi, danno vita nella sua immaginazione a dei paesaggi che respirano però un'aria del tutto nuova. Dalla ricchezza della tavolozza scaturiscono impressioni d'un equilibrio estetico ponderato e misurato, in cadenze dalla sobrietà interpretativa di chi è sicuro di dire fino in fondo quello che sente dentro, ciò che lo emoziona. nNon ci sono sbavature nelle sue tele, costruite con maestria, dove ogni accostamento materico è sorretto da una padronanza tecnica che niente lascia al caso. Lo scorcio d'un borgo antico, il profilarsi d'un colle che si staglia verso un cielo sereno, l'andare sinuoso d'una strada sono recepiti e quindi manifestati senza cedimenti retorici, manca, in queste tele, quel gusto oleografico del paesaggio inteso in senso figurativo, caro a tanti pittori...

Marino Perera
Belluno, aprile 1977

 Luminosità che si rivela in modo particolare nelle opere di Danilo Marini, il pittor e vicentino che già nel 1971 con il dipinto "Forme e luci" avviava un discorso nuovo, con il quale -liberatosi da soluzioni prettamente contenutistiche - intuiva la prevalenza della sintesi formale. E così gradualmente approdato ad un’intelligente pittura che ha qualcosa di geniale e di informale, ma nella quale vi è la vitalità dell immaginazione tradotta mediante una razionale scelta dei colori. Nelle sue opere vi è come una forza erompente che consente alla massa di elevarsi per perdersi o infrangersi nello spazio. La sua è una pittura "in movimento" in cui la fantasia e frenata dalla razionalità e questa è a sua volta vivificata dalla fantasia. Vi è l'eco del migliore Vedova, nel quale la composizione pittorica tende a stimolare un'attiva partecipazione, non senza scosse emotive.

Mario Morales
"Arte Triveneta", giugno 1981

 

 Danilo Martini manifesta una personalità integrale nel senso della coerenza fra l'uomo e l'artista, dove l'artista è inteso come qualità d'uomo, come essere, non come avere. Martini è uno dei migliori artisti della provincia di Vicenza, un tipo calmo tenace coerente, disinvolto, senza invidia, senza la nevrosi del successo.I suoi quadri rispecchiano l'animo suo, che definirei del calmo fervore e della passione controllata, che si scalda lentamente e raggiunge momenti di alta ebbrezza. La sua pittura dinamica, gestuale, sensuale, evocativa e contemplativa, articola il quadro su un arabesco di linee-forza scattanti, sotto il quale si stende un tessuto cromatico pieno e fluido, con ricchezza di valori tonali, nella contrapposizione e fusione di armoniosi contrasti. Il momento gestuale è quello del primo intervento, della partitura schematica del campo, nell'impeto di un sentimento urgente, che poi sembra placarsiin una ondosa dilatazione del tessuto pittorico. Si tratta dunque di un connubio di energia in atto e di grazia distesa in un'aura di tensione spirituale. Sono frammenti geometrici con prevalenza del triangolo lanciati in uno spazio siderale su linee radianti a ventaglio, in un'alternativa di densità e di evanescenza, fra accensioni e sfumature, che danno la sensazione di un veloce trapasso, di trasformazione, di un'avventura fantasmagorica entro un'atmosfera traslucida e ventosa. Se vogliamo accennare ad ascendenze culturali, vien in mente il dinamismo futurista per quanto riguarda il movimento e l'astrattismo romantico per il valore evocativo e l'effusione cromatica. Per pittura evocativa intendiamo che non rappresenta le cose ma le ricorda in qualche modo (allude) e tale è l'astrattismo romantico, il quale mantiene qualche riferimento naturalistico. Il termine fu coniato da Lionello Venturi per il "Gruppo degli Otto" nel 1950.

Piero Franceschetti
Vicenza, ottobre 1988

 

 L'artista Danilo Martini crea immagini cromatiche chiaramente delineate nello spazio come zona di luce, campeggianti su misteriosi sfondi dalle variate tonalità: dal blu limpidissimo ai viola caldi e vellutati. Alcuni recenti lavori propongono organismi lineari di forte tensoe espressionistica, imprimendo alla materia pittorica una insolita dinamicità ed una elegante energia ritmica.

Vittoria Magno
Treviso, aprile 1992

 

Ha esposto recentemente a Montebelluna (Piccola Barchessa Manin) il vicentino Danilo Martini, un artista di singolare pienezza cromatica, di vivida simmetria nel catturare la limpidezza degli accostamenti, l'allusività di un astrattismo sinuoso e caldamente modulato. La rassegna montebellunese ha ottenuto significativi consensi. Ha osservato Ottorino Stefani che Martini crea immagini chiaramente delineate nello spazio come zone di luce campeggianti su misteriosi fondi dalle svariate tonalità che vanno dai blu limpidissimi ai viola vellutati: «Si tratta di un' opera di intelligente rivisitazione di un momento fondamentale della storia dell'arte contemporanea, per dar vita ad una sorta di "lampeggianti ricordi" di paesaggi collinari, di insegne varie, di case, di foglie, di piante, di erbe scosse dal vento autunnale, di grandi farfalle sospese nella trasparente luce di un mattino di primavera. Paesaggi evocati come scattanti forme geometriche, che scompongono e ricompongono la visione della natura quasi per meglio penetrame il nucleo delle tensioni interne, per evidenziarne le idee-forza che la costituiscono». Ha puntualizzato invece Salvatore Maugeri che Martini conosce bene il processo da seguire per isolare i piani colorati e per stabilire il ruolo di una spazialità soggettiva, che derivi cioè dalla necessità di ottenere una coordinazione di ritmi, che poi altri non sono se non quelli stessi seguiti dalla natura nel trasmettere la diversa estrinsecazione della luce e dei suoi riflessi: «In tal modo il colore di Danilo Martini assume una duplice funzione: quella di farsi ragione dell'emozione, più che assurgere a valore di simbolo, e quella di essere elemento basilare della costruzione dell immagine ».

Antonio Chiades
Treviso, aprile 1992

 

Danilo Martini ha raggiunto, dopo il lungo percorso segnato dall'esordio negli anni Sessanta, questa capacità di «autoespressione» rapportando le esperienze della ricerca ad una dimensione propria e padrona di gestire tecniche e ideologie. Nel suo sapiente gioco di piani in cui il colore viene ad essere la nota dominante si intersecano, come a volere bucare lo spazio e l'individualità dei piani stessi, elementi curvilinei, spesso fuggenti nei toni proprio per creare un movimento che riscaldi la fredda soggettività delle lineazioni. Ecco corne il colore diventa quindi multivalente: è l'espressione stessa dell'artista ed allo stesso tempo diviene perno sui cui ruota lo sviluppo e la costruzione dell'immagine. E un colore vitale, dinamico, non dovuto solo all'impeto dell'immediatezza del gesto ma dotato di una propria fisionomia risolutrice nell'aggregare tensioni ed emozioni diverse. I lavori di Martini spesso paiono interrotti da striscie disomogenee e molto solari. Hanno il fascino di un lampo ma non sono elemento di disturbo, anzi al contrario connettono con intensità calda e mirata ritmi e luci allo stesso moto scandendone al contempo periodi e passaggi. I blu e i viola di Martini sono morbidi e vellutati, raccolgono con pacata e limpida tensione il dirompere delle forme geometrizzanti, mai fredde, mai lontane, ma sempre vissute in un contesto armonico e privo di spigolature sia materiche che emozionali. Calibrato con l'ottica delle esperienze vissute questo disfacimento-rifacimento di Martini non assume mai toni bui e drammatici, semmai il percorso di lettura esalta un messaggio positivo che esce naturalmente dagli azzurri e dai blu migranti su grandi spazi e che ricordano un po', nulla è casuale, cieli tersi e sereni di paesaggi ideali ove tutto è annonia, dove il domani non è privo di speranza.

Rita Sandra Culati
Rovigo, novembre 1992

 

La sua è una trasfigurazione, una decantazione. Ancora una volta il dato di partenza naturalistico, che pure si vede e si intravede, appare e scompare. La memoria si scioglie in cadenze ritmiche molto raffinate, dove il colore estivo tipicamente veneziano, gioca un ruolo che alla fine diventa quello di effusione sentimentale, cioè di comuicazione dello stato d'animo dell'artista.

Paolo Rizzi
Venezia, luglio 1993

 

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